L’ “Appendice A-Z” dell’Enciclopedia Pedagogica dell’Editrice la Scuola di Brescia la include tra le voci del volume di aggiornamento. Un riconoscimento all’attività socio-culturale che, da Praia a Mare, grazie ad un cenacolo di esperti, italiani e stranieri, si diffonde in tutta Italia e nell’ Europa
La Fondazione Gianfrancesco Serio di Praia a Mare, e con essa il trimestrale Qualeducazione, da quest’anno entra nella storia della cultura ufficiale.

In coincidenza coi suoi ventitre anni di forte e tenace impegno sociale e di promozione e di animazione culturale in Calabria, in Italia e all’estero, è stata annoverata nella “Appendice A-Z” dell’Enciclopedia Pedagogica dell’Editrice La Scuola di Brescia, recentemente pubblicata.
Certo, ventitre anni sono un’età relativamente breve se misurata secondo il metro umano. Un uomo a ventitre anni è ancora giovane, forte, aitante, ha tanta strada da percorrere se la fortuna di sopravvivere alle difficoltà e alle incertezze della vita di oggi lo accompagna.
Non così per un’iniziativa socio-culturale. Una rivista, dopo cinque lustri, potrebbe già aver detto tutto e, di conseguenza, essere stata chiusa o essere vicina alla chiusura a giudicare dalla fine che hanno fatto, e fanno, tante analoghe iniziative dopo appena qualche anno di stentata vita.
Non è stato così per una fondazione culturale come quella che timidamente ha messo in piedi venti anni addietro, nel nome di un suo figliolo prematuramente e tragicamente scomparso, il prof. Giuseppe Serio, allora docente di filosofia presso il Liceo Classico di Praia a Mare. Dopo 23 anni la fondazione, e la rivista, che ne ha compiuto 20 sono ancora lì. Vive, vigorose, piene di idee ecc. come quell’uomo ancora giovane di sopra.
Non deve essere stato, tuttavia, facile tenere in vita una rivista se solo si pensa, da una parte, che Qualeducazione si è retta, e si regge, senza alcun finanziamento, pubblico o privato che sia, e meno che meno, è supportata da sponsorizzatori o facoltosi mecenati.
Non si tratta, d’altra parte, di un miracolo come a qualcuno, disattento e superficiale, potrebbe a prima vista sembrare. La verità è ben diversa.
La Fondazione Gianfrancesco Serio è la struttura, la rivista Qualeducazione la sua voce. Sono un tutt’uno. Come dire, insomma, metaforicamente: la mente ed il braccio. Il braccio, però, come precisa e puntuale carta d’identità. Lo strillo, insomma, secondo un’altra metafora, questa volta del mondo del giornalismo.
Qualeducazione è lo strumento grazie al quale la Fondazione Gianfrancesco Serio in questi primi venti anni ha viaggiato nel mondo della cultura, della filosofia, delle lettere, della pedagogia, della didattica, delle scienze, delle arti ecc. passando attraverso tutta la scuola. Da quella dell’infanzia fino all’università.
Il resistere della mente e del braccio, oltre il ventennio, allora assume oggi il tono di una sfida per i campi che esplorano, per i contenuti che trattano, per le problematiche che affrontano, per i soggetti che coinvolgono.
Una sfida tanto più significativa perché parte dalla Calabria, una terra che pur ricca, tradizionalmente, di esemplarità letterarie, filosofiche, religiose, scientifiche, di fermenti intellettuali, in una parola culturali, al momento ha smarrito ogni sua voce, è silenziosa, spenta, muta, preclusa a qualsivoglia circolazione di idee significativamente culturali. Terra, a ben vedere, completamente priva di ogni iniziativa che la riscatti sotto il profilo dell’esaltazione dei valori sempiterni.
Non è, invero, l’assenza di altre voci culturali che hanno fatto grande la Fondazione Gianfrancesco Serio e la sua rivista Qualeducazione. Questo, semmai, ha spinto la prima, non meno che la seconda, a coprire tanti spazi lasciati vuoti nel campo delle iniziative in difesa della non violenza, della pace, della solidarietà, della cooperazione ecc. come pure in quello della promozione culturale attraverso i convegni nazionali ed internazionali.
Le ragioni della longevità della Fondazione Gianfrancesco Serio e del trimestrale Qualeducazione, a ben vedere, vanno tutte riposte nel fatto che esse rappresentano un’occasione, periodicamente programmata, di incontri di esperti e studiosi, italiani e stranieri, i quali sentono di partecipare ad un cenacolo, un vero e proprio cenacolo. Un’officina, quasi un laboratorio di idee, di progetti per discutere e dialogare sui grandi temi dell’umanità.
Non poco, però, ha pesato il fatto che hanno operato e viaggiato prive di condizionamenti di qualsivoglia natura, finanziari e di potere, ma animate solo dal desiderio di servire la libertà della persona umana attraverso il confronto delle esperienze culturali.
Che questo sia vero lo dimostra il fatto che sono ormai entrate nella storia della cultura come hanno dimostrato i curatori della ‘Appendice A-Z’ dell’Enciclopedia Pedagogica della Scuola Editrice di Brescia, che hanno accolto la voce curata da un animatore della stessa fondazione, il ch.mo prof. Franco Blezza dell’Università Gabriele D’ Annunzio di Chieti, il cui testo, seppure breve, offre una visione puntuale e sintetica di questo capitolo della storia della vita culturale della Calabria, ma che è poi, un capitolo della storia di tutta la cultura italiana.

Giuseppe Guzzo

Ispettore del MIUR

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DATA DI ULTIMA REVISIONE: maggio 2015